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Dolci tipici islandesi: come orientarsi tra la miriade di snack dolci in Islanda

Posted on September 23, 2022October 1, 2022 by Alice

Sapete qual è il nostro modo preferito per conoscere gli usi e i costumi di un popolo? Provare tutti i dolci tipici, ovviamente! Di seguito dunque un elenco di tutti i cibi – alcuni scontati, altri meno – tramite cui abbiamo assunto zuccheri semplici durante il nostro viaggio in Islanda.

LA LIQUIRIZIA

Chi l’avrebbe mai detto che, una volta messo piede nella più remota gas station d’Islanda, ci saremmo trovati davanti a una distesa immensa di barrette e snack alla liquirizia?

Snack islandese al cioccolato e liquirizia
Snack islandese alla liquirizia salata
Snack islandese al cioccolato e liquirizia

Eppure, in un posto dove raramente si può mangiare qualcosa di diverso da un hot dog, ecco almeno 50 varianti di snack, imballati in carte luccicanti dai colori sgargianti, TUTTI-A-BASE-DI-LIQUIRIZIA. Caramelle alla liquirizia, polvere di liquirizia, liquirizia ricoperta di cioccolato al latte o fondente, uvetta coperta di liquirizia, cereali coperti con cioccolato e liquirizia, caramello e liquirizia, liquirizia alla liquirizia…insomma, ci siamo capiti.

Il cioccolato islandese alla liquirizia e lamponi di Omnom a Reykjavik

Lo stesso scenario – se possibile ancora più ricco – si può parare davanti ai vostri occhi se vi trovate al supermercato…ma anche dal gelataio, dove spesso e volentieri il gelato viene servito con una buona dose di liquirizia fusa e altre diavolerie solide a base di liquirizia. Una vera ossessione.

Snack islandese al cioccolato e liquirizia
La caramelle gommose alla liquirizia salata

Per quanto la liquirizia sia piuttosto diffusa in molti paesi nordici, il vezzo di infilarla letteralmente dappertutto – in particolar modo in abbonamento al cioccolato – è unicamente islandese. Ma quali sono le ragioni dietro al consumo esagerato e irrazionale di questo prodotto?

Il primo contribuito si deve al clima, così rigido da non permettere la coltivazione di grano né le fioriture primaverili. Niente fiori = niente api = niente miele. La liquirizia invece, in cui parte edibile è la radice, si adatta piuttosto bene ai climi polari, e nel tempo è diventata un ottimo dolcificante in sostituzione di miele e zucchero.

Il secondo contributo è legato alla posizione di quest’isola, in mezzo all’Oceano Atlantico – non proprio comoda da raggiungere – che nella storia si è trovata spesso a fare i conti con “restrizioni nell’importazione di snack” per una serie di sfortunati eventi.

Dulcis in fundo, anche i farmacisti ci hanno messo del loro, forti del fatto che la liquirizia abbia proprietà mucocinetiche – ovvero favorisce la lubrificazione del muco e quindi la sua clearance dalle vie aeree. Un’ottima scoperta in un paese con un clima che va a braccetto con ostruzione nasale e raffreddori di stagione…e via a prescrivere liquirizia a vecchi e bambini! Se siete amanti della liquirizia, questo è il vostro paradiso: scatenatevi!

Spoiler: oggi potete acquistarla in qualsiasi supermercato in completo benessere e senza prescrizione medica. Se invece non la potete soffrire – come me – datele una chance: ha un gusto più salmastro e balsamico rispetto a quella che siamo abituati a mangiare alle nostre latitudini. E poi va fortissimo nella sua versione salata! Per quanto mi riguarda, la mia relazione con la liquirizia si è chiusa una volta tornata a Milano Malpensa…ma non tutti gli amori estivi sono destinati a finire.


LO SKYR

Non è formaggio, non è yogurt, sa soltanto quello che non è.

Lo skyr negli scaffali del supermecato

Senza sollevare inutili polemiche sulla vera natura dello Skyr, questo prodotto alla base della piramide alimentare Islandese è senz’altro un derivato del latte, e su questo siamo tutti d’accordo. Nella preparazione tradizionale, il latte viene scaldato fino a 85°C e successivamente viene addizionato con un po’ di skyr rimasto dalla produzione precedente, che ne permette la fermentazione.

Lo skyr con granola di Kaffi o-le a Reykjavik

Ne deriva un prodotto dalla consistenza cremosa, ma piuttosto solida: non naturalmente dolce, ma che si presta benissimo sia ad essere “pimpato” con confetture di frutta e aromi – come qualsiasi altro yogurt da banco – sia in abbinamento a pietanze salate.

Lo skyr con fragole, pomodori ed erbe del ristorante Nielsen a Egilsstaðir
Lo skyr in un dessert del ristorante Sjávarpakkhúsið a Stykkishólmur

Anche se i banconi dei supermercati ne sono letteralmente pieni, vi consigliamo di provare lo skyr óhrært, ovvero quello tradizionale “non mescolato” – che si consuma con aggiunta di latte o panna fresca.


IL PANE DI SEGALE “Rúgbrauð”

Pane di segale dal colore scuro con un sapore leggermente dolce. Lo amerete, quando vi verrà servito a inizio pasto insieme al burro islandese. Il Geysir bread poi, nello specifico, è una tipologia di pane di segale che viene cotto sotto terra, in prossimità dei geyser o delle sorgenti geotermiche.

Il Rúgbrauð, pane di segale
Il Geysir bread

IL GELATO 😅

Già, proprio lui. Nonostante il clima non esattamente tropicale, gli Islandesi vanno pazzi per il gelato…non farete fatica a trovare le gelaterie, dal momento che sono spesso ubicate in casette colorate, sulla falsa riga di quella della strega di Hansel e Gretel. Dunque, pareti rosa shocking, cartoon di coni gelato sgargianti e lunghe code di grandi e piccini sorridenti, in attesa di “qualcosa di fresco”. Brrr

Le catene di gelaterie con nomi italianeggianti si sprecano, ma se volete assaggiare una cosa davvero unica, provate il gelato alla vaniglia con pane di segale! Il Rúgbrauð viene in parte mescolato all’impasto – come in un gelato al biscotto -, in parte servito caramellato o a mo’ di crumble come topping!

Il gelato al Geysir bread di Vogafjós Farm Resort a Myvatn

Consiglio del sommelier? Fate in modo di mangiarlo al chiuso, o davanti a un camino acceso 😉


IL KLEINA

Il Klenia di Baka Baka a Reykjavik

Il Kleina è un dolce diffuso in diversi Paesi dell’Europa settentrionale, già presente nei libri di cucina danesi e islandesi del XVIII e XIX secolo. Si tratta sostanzialmente di uno gnocco a base di farina, tuorli d’uovo, zucchero e margarina – o burro – che viene fritto nell’olio o nello strutto e successivamente insaporito con zucchero, succo di limone, alcolici come il brännvin o il cognac, o acqua miscelata con acido acetico. Un tempo i Klainur (plurale per Kleina) venivano fritti nel sego “grasso” ovino, pratica caduta in disuso per la difficoltà a reperire questo ingrediente ai giorni nostri.


IL RABARBARO

La Hjónabandssæla – o Happy Marriage Cake – è la tradizionale crostata a base di confettura di rabarbaro che vi aprirà il cuore e vi ostruirà le carotidi. Sì, il burro la fa da padrone.

La Hjónabandssæla di Braud & co. a Reykjavik

Questo dolce viene considerato l’emblema del buon matrimonio per due motivi: innanzitutto la buona riuscita sta nella capacità del cuoco di bilanciare a puntino i – pochi – ingredienti, esattamente come dovrebbe essere in una storia ‘amore; la seconda motivazione, un po’ anacronistica, viene attribuita al fatto che le donne preparassero questa torta per i futuri mariti, per dimostrare di essere in grado di prendersi cura della propria famiglia. Alzi la mano chi avrebbe trascorso una vita da gattarǝ.

Il dessert a base di gancache al rabarbaro, rabarbaro sott’aceto e olio d’oliva del ristorante Nielsen a Egilsstaðir

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about

Alice, classe 1990.

Milanese di nascita, ma vorrei vivere al mare. Come tutti i milanesi doc, nel weekend cerco di scappare dalla città. Se ci resto, è solo per fare colazione in un posto nuovo. Faccio la Pediatra dal lunedì al venerdì. Mi piace stare al mondo. Posso saltare qualsiasi pasto, tranne la colazione.

Sono fatta al 70% di latte.

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